La cosa più crudele di questo pezzo è che la serenità smette di essere una possibilità e diventa una postura sociale e un modo garbato per dire che anche il dolore, ormai, deve sapersi comportare.
Devi guarire bene, riposare bene, soffrire con metodo, staccare con eleganza e tornare centrato prima che qualcuno si accorga che dentro hai ancora una mano che ti stringe il petto.
Non viviamo in un’epoca che nega l’inquietudine (sarebbe quasi più onesto) ma l’accoglie, la impacchetta, la illumina bene, la trasforma in pratica, percorso, contenuto, weekend lungo, spa emotiva, frase pronunciabile da uno con il lino bianco e il trauma ordinato per capitoli.
E invece certe malinconie hanno il pessimo gusto di restare informi. Non insegnano niente. Non diventano una versione più presentabile di noi.
Purtroppo sembra quasi che in questa società mangiata dal capitalismo, il benessere sia l'ennesima cosa da poter comprare - come se andare in spiaggia, fare corsi di yoga o meditazione fossero il mezzo per trovare la serenità. Sarebbe bello se la serenità fosse un integratore in vendita! Mi chiamo Serena e il titolo "Serenità imposta" mi fa pensare a quante volte mi sono sentita in dovere di rispecchiare il mio nome. "Serena non è tanto serena" - mi dicevano gli amici, e mia mamma ha iniziato a chiamarmi "Tempesta" perché serena non ci sono mai stata... Allora per mettere la ciliegina sulla torta, l'universo ha deciso di deridermi ancor di più dandomi una malattia psicosomatica da stress! Questo mi ha insegnato che la serenità nasce da dentro e che non c'è nulla di più importante di ascoltare la propria mente e il proprio corpo, di riposarsi... Ma che colpa ne abbiamo noi se viviamo in un mondo dove il riposo è un altro impegno sulla tabella di marcia?
Noi abbiamo una casa in Versilia, che è piena di pinete. Avevamo anche tre pini nel nostro giardino, erano così belli! Abbiamo dovuto abbatterli qualche anno fa, erano stati piantati cinquant'anni fa da mio suocero ed erano ormai pericolosi per le case intorno, inclusa la nostra. I pini cadono facilmente dopo essersi inclinati, ma anche se non lo sono, perché le loro radici non vanno in profondità nel terreno ma si allargano quasi in superficie. Infatti i marciapiedi e le strade in prossimità di pini sono piene di protuberanze molto pericolose per macchine e pedoni.
Grazie Lorenzo, mi fa piacere che tu mi legga! I pini sono bellissimi, sono d'accordo con te. Anche per il profumo di resina che ti avvolge quando attraversi una pineta. Hai presente? E le pigne che cadono a terra con i pinoli dentro?
Nel 2015 una violentissima tempesta in Versilia abbatté un migliaio di alberi ad alto fusto, quasi tutti pini. Così fummo costretti ad abbattere anche i nostri. Con grande dispiacere.
Attenzione alle radici affioranti, se passi in zone ad alta densità "pinesca"!
Finisce sempre che ci sentiamo in DOVERE, di dimostrare agli altri che quella serenità l’abbiamo conquistata che va sempre tutto bene; anche se non è cosi, perchè siamo sempre di corsa, sopraffatti da quesa vita in continua corsa. Ma, se mi fermo un attimo, la serenità la trovo nelle persone che mi circondano, nelle piccole cose, in un sorriso, una carezza, una risata.
È una riflessione bellissima. Puntuale, per me. In un momento in cui mi chiedo, a ripetizione, cosa CAMBIO per ritrovare la serenità che ho perso? E tutte le risposte facili che trovo online sono scritte irraggiungibili, ferme su uno schermo che il mio dolore non lo sente.
Pubblicità e blog di routine da rispettare per ritrovare te stesso, tra uno scroll convulsivo e un altro mentre cerco di spegnere il cervello.
La strada più difficile passa sempre dentro, tra il diaframma e lo stomaco, dove i respiri si bloccano.
Tocca camminare, storti e sofferenti, come quei pini marittimi.
L’anno scorso sono andato in vacanza a Marina di Grosseto ed è stata una bella scoperta. Terme, mare e pinete. Quanto mi sono rilassato. Sarà stata solo una tregua, ma quanto è stata dolce.
Pensa che ci abito, in questi posti, e non riesco più a godermeli perché è arrivata la tabella di marcia anche tra le sdraio e gli ombrelloni. Ho ricordi di infanzia dove, a un certo punto, non c'era nulla da fare e allora tiravo fuori un libro, le parole crociate, oppure dormivo e basta, ed era spontaneo, perlomeno. Ora anche il relax ha perso spontaneità (anzi, ancora peggio, a volte pare quasi che ci si debba sentire in colpa per "perdere tempo" così.)
Quando abbiamo lasciato che questa frenesia ci fagocitasse?
Ciao Lore suxmeravigliosa domenica cone sempre un racconto meraviglioso come hai descritto l'atmosfera è semplicemente stupendo 😍🥰🥰😘❤️❤️❤️un abbraccio e bacioni
La cosa più crudele di questo pezzo è che la serenità smette di essere una possibilità e diventa una postura sociale e un modo garbato per dire che anche il dolore, ormai, deve sapersi comportare.
Devi guarire bene, riposare bene, soffrire con metodo, staccare con eleganza e tornare centrato prima che qualcuno si accorga che dentro hai ancora una mano che ti stringe il petto.
Non viviamo in un’epoca che nega l’inquietudine (sarebbe quasi più onesto) ma l’accoglie, la impacchetta, la illumina bene, la trasforma in pratica, percorso, contenuto, weekend lungo, spa emotiva, frase pronunciabile da uno con il lino bianco e il trauma ordinato per capitoli.
E invece certe malinconie hanno il pessimo gusto di restare informi. Non insegnano niente. Non diventano una versione più presentabile di noi.
Quindi grazie ❤️
Purtroppo sembra quasi che in questa società mangiata dal capitalismo, il benessere sia l'ennesima cosa da poter comprare - come se andare in spiaggia, fare corsi di yoga o meditazione fossero il mezzo per trovare la serenità. Sarebbe bello se la serenità fosse un integratore in vendita! Mi chiamo Serena e il titolo "Serenità imposta" mi fa pensare a quante volte mi sono sentita in dovere di rispecchiare il mio nome. "Serena non è tanto serena" - mi dicevano gli amici, e mia mamma ha iniziato a chiamarmi "Tempesta" perché serena non ci sono mai stata... Allora per mettere la ciliegina sulla torta, l'universo ha deciso di deridermi ancor di più dandomi una malattia psicosomatica da stress! Questo mi ha insegnato che la serenità nasce da dentro e che non c'è nulla di più importante di ascoltare la propria mente e il proprio corpo, di riposarsi... Ma che colpa ne abbiamo noi se viviamo in un mondo dove il riposo è un altro impegno sulla tabella di marcia?
Noi abbiamo una casa in Versilia, che è piena di pinete. Avevamo anche tre pini nel nostro giardino, erano così belli! Abbiamo dovuto abbatterli qualche anno fa, erano stati piantati cinquant'anni fa da mio suocero ed erano ormai pericolosi per le case intorno, inclusa la nostra. I pini cadono facilmente dopo essersi inclinati, ma anche se non lo sono, perché le loro radici non vanno in profondità nel terreno ma si allargano quasi in superficie. Infatti i marciapiedi e le strade in prossimità di pini sono piene di protuberanze molto pericolose per macchine e pedoni.
Ciao Pi! Mi hai fatto scoprire che sono anche pericolosi allora, ma quanto belli? Buona notte, stai bene, ti leggo spesso!
Grazie Lorenzo, mi fa piacere che tu mi legga! I pini sono bellissimi, sono d'accordo con te. Anche per il profumo di resina che ti avvolge quando attraversi una pineta. Hai presente? E le pigne che cadono a terra con i pinoli dentro?
Nel 2015 una violentissima tempesta in Versilia abbatté un migliaio di alberi ad alto fusto, quasi tutti pini. Così fummo costretti ad abbattere anche i nostri. Con grande dispiacere.
Attenzione alle radici affioranti, se passi in zone ad alta densità "pinesca"!
Finisce sempre che ci sentiamo in DOVERE, di dimostrare agli altri che quella serenità l’abbiamo conquistata che va sempre tutto bene; anche se non è cosi, perchè siamo sempre di corsa, sopraffatti da quesa vita in continua corsa. Ma, se mi fermo un attimo, la serenità la trovo nelle persone che mi circondano, nelle piccole cose, in un sorriso, una carezza, una risata.
È una riflessione bellissima. Puntuale, per me. In un momento in cui mi chiedo, a ripetizione, cosa CAMBIO per ritrovare la serenità che ho perso? E tutte le risposte facili che trovo online sono scritte irraggiungibili, ferme su uno schermo che il mio dolore non lo sente.
Pubblicità e blog di routine da rispettare per ritrovare te stesso, tra uno scroll convulsivo e un altro mentre cerco di spegnere il cervello.
La strada più difficile passa sempre dentro, tra il diaframma e lo stomaco, dove i respiri si bloccano.
Tocca camminare, storti e sofferenti, come quei pini marittimi.
Grazie.
L’anno scorso sono andato in vacanza a Marina di Grosseto ed è stata una bella scoperta. Terme, mare e pinete. Quanto mi sono rilassato. Sarà stata solo una tregua, ma quanto è stata dolce.
Pensa che ci abito, in questi posti, e non riesco più a godermeli perché è arrivata la tabella di marcia anche tra le sdraio e gli ombrelloni. Ho ricordi di infanzia dove, a un certo punto, non c'era nulla da fare e allora tiravo fuori un libro, le parole crociate, oppure dormivo e basta, ed era spontaneo, perlomeno. Ora anche il relax ha perso spontaneità (anzi, ancora peggio, a volte pare quasi che ci si debba sentire in colpa per "perdere tempo" così.)
Quando abbiamo lasciato che questa frenesia ci fagocitasse?
Ciao Lore suxmeravigliosa domenica cone sempre un racconto meraviglioso come hai descritto l'atmosfera è semplicemente stupendo 😍🥰🥰😘❤️❤️❤️un abbraccio e bacioni
Buona settimana Simo!
Grazie a te Lore 🥰
E questa sarebbe una pagina di diario? Per me è il racconto più bello che hai scritto. Grazie <3