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Capisco la tua amica, anche io sono figlia unica di madre vedova… tenermi insieme è quello che faccio sin da bambina. Dalle un abbraccio e avverti se esce qualcosa su Greg.

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Non so se dipenda dal fatto di essere figli unici, o primogeniti. Io ho un fratello più grande e fino agli 8 anni, ho scassato mia madre con una richiesta a mio modo di vedere (di allora) molto banale, al limite dell'ovvietà: dammi un fratellino o una sorellina. Oppure un cane, un gatto, un uccellino. Volevo prendermi cura di qualcuno. ... Mia madre mi disse:"Poi te ne fai quanti ne vuoi di figli, quando sarai grande!" Smisi di chiedere.

Ebbi un pesciolino rosso, a 10 anni, premio di un gioco da fiera. Era delizioso e lo guardavo e lo vedevo guardarmi. Lo chiamai Nemo [originale, eh?]

Il terzo giorno è sparito. Nessuna resurrezione per lui, morto e basta. Mentre io ero a scuola, mio fratello lo stuzzicava con un coltello. Dopo due giorni che chiedevo dove lo avessero messo, mia madre, asciutta come una suola di sandalo, ha detto:"L'ho buttato nel cesso: era morto." ... A me le cose della vita arrivano così: le chiedi a lungo, rinunci per sfinimento, ti arriva un contentino che ti viene strappato via. Ovvio che poi mi dicono che sono "problematica". Ma il fil rouge di tutta una vita fatta di lenza, abboccamenti e star fuori dall'acqua ad annaspare, è che prendi le distanze dalla felicità, non ti fidi che possa accadere. Magari sai che esiste, lo vedi che altri si mostrano felici. Ma credi che è merce per pochi e tu non hai i numeri giusti per potertela accaparrare. Poco male, si può vivere anche con molto meno. E invece no, perché se hai un padre competitivo e una madre anaffettiva, cresci con un'ansia non tua. Ti si dice da molto piccola, che pur essendo la minore, "dovrai essere tu ad aiutare tuo fratello nel mondo, perché è una persona buona, e dei buoni se ne approfittano tutti." Che recepisci? Che tu non sei (buona) come tuo fratello, che tu devi combattere per difenderlo dai cattivi (quindi anche da me) e che non dovrai sbottonare nessuna emozione, durant3bla lotta: concentrati solo sul risultato, niente lacrime, niente lamenti. Prova a guardare avanti, e via.

Si, di solito ci chiamano "razionali", ma questa etichetta l'abbiamo costruita noi, e che lo si ammetta oppure no, se scegliamo di soffocare la parte emotiva di noi, siamo noi stesse le criminali. Noi, si, che non ci troviamo più a nostro agio a parlare di fortuna o felicità, che abbiamo un senso dell'umorismo condito col sale dell'autoironia, che passiamo per severe, o inflessibili, che crediamo nella giustizia ma siamo ostacolate a praticarla. Noi che teniamo gli occhi lucidi, e sorridendo diciamo "non è niente",girando il viso altrove perché tutto quello che non diciamo piange dentro al cuore. Si, siamo noi i Dott. Frankestein di quel mostro che diamo in pasto agli altri, perchésia distrutto. E allora spostiamoci un poco e osserviamo. Guardiamo cosa siamo realmente stati in grado di "generare": ed ecco una persona che dietro tanta impermeabile indefettibilità vorrebbe ridere di gusto, come ...non sa più quand'è stata l'ultima volta. Allora accolgo e ricambio la parola magica di una commentatore, sopra di me: ABBRACCIATE. Abbracciate, si, abbracciate persone simili, anche se vi faranno sentire esagerati, abbracciatele. Perché ritornino a sentire il perimetro del loro corpo, perché rientrino nella loro umanità, perché la razionalità va bene se misurata tra istinto e sentimento, confini che alle razionali sembrano essere stati negati, sottratti, o comunque perduti. È necessario, comunque, donare un abbraccio. Perché sicchiudano gli occhi e stavolta non voltino la faccia, quando le lacrime arrivano sotto le ciglia. Ma soprattutto perché riaprano quella porta dietro la quale si sono nascoste, e diano al loro tempo, la possibilità di recuperare qualcosa che ha il valore di un'esistenza e tutto il calore dell'eternità.

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