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Avatar di Martina Maggiordomo

Ma come si fa a dimenticare il formaggio?!

Avatar di Caterina

Oh Martin! Il mio cuore ha ruzzolato con te per tutta la discesa del racconto, mi si è infalato nel naso l'odore dell'erba umida di pioggia, ho riso (sì, scusami, ho riso anch'io) nel tentativo di ritrovare il tuo faccino tra il fango e le grida. Ecchissenefrega del formaggio! Sei arrivato primo, come la prima volta che sono scappata di casa a 16 anni, e sono andata a Roma, a fine novembre. La pioggia di Roma la conoscono solo i romani. E pure io, da allora. Una pioggia così diversa da quelle a cui ero abituato, che scendendo le scale dell'aereo...no, non ho proprio fatto una discesa. Come te, Martin, messo il piede in fallo una volta, la caduta si impossessa di te, si esibisce al posto tuo. Ti fa apparire un burattino manovrato da una regia cattiva, che ti vuol solo far deridere da tutti. Ma finiti quegli 8 scalini, che manco Yuri Chechi ad Atlanta poteva fare meglio, voilà, in piedi, dritta come una candela, davanti a una ventina di turisti giapponesi (che mi hanno pure fotografato! Da qualche parte in Giappone, ci sono mamme che spaventano i bambini che non vogliono andare a letto con le foto della mia performance romana) e io là, fiera del mio parafrasato De Bello Gallico "Roma, te teneo", ebbene solo allora mi sono detta anch'io: Ecchissenefrega del frega del formaggio!

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